Kimi non ha fretta. Se non sarà domenica ad Austin, sarà in una delle prossime puntate, a Città del Messico o a San Paolo. Comunque vada, sarà un nuovo record.
Sebastian Vettel era diventato campione del mondo nel 2010 a 23 anni, 4 mesi e 11 giorni. Lui, mal che vada, in Brasile, a casa di Senna, avrebbe 20 anni, 2 mesi e 14 giorni. Non è riuscito a battere Verstappen, diventando il più giovane vincitore della storia, ma in questa stagione vissuta in prima pagina e in prima posizione in classifica, ha battuto ogni tipo di record.
- È diventato il più giovane a condurre un gran premio,
- il più giovane autore di un giro veloce,
- il più giovane in pole in una Sprint,
- il più giovane in pole in un gran premio,
- il più giovane leader del Mondiale,
- il più giovane autore di un Grand Chelem,
- il più giovane vincitore del Gran premio di Monaco e di quello d’Italia.
Ma sicuramente l’elenco è incompleto, perché basta distrarsi un attimo e Kimi migliora un primato. Nessuno aveva mai vinto i suoi primi cinque gran premi di fila o trasformato in vittorie le sue prime tre pole position.
A lui i record non interessano più di tanto, ma ormai non può negare l’evidenza. Se non cade un meteorite sulla sua Mercedes, entro le prossime tre gare diventerà imprendibile per tutti.
Incontrando al campo di allenamento degli Spurs, l’ex squadra del suo amico Belinelli, il lunghissimo francese Victor Wembanyama (tra i due ci sono 54 centimetri di differenza), ha confessato: “Sto lottando per il Mondiale, ci siamo quasi. Speriamo un paio di settimane di chiudere il discorso e assicurarcelo”.
A Singapore, scendendo dalla sua Mercedes dopo l’ennesimo podio stagionale, aveva fatto una faccia sorpresa quando gli avevano detto che già in Texas sarebbe potuto diventare campione. “Davvero?”. Ora che ha fatto i conti pesando i suoi 102 punti di vantaggio, sa che il sogno si sta realizzando. “Ero fiducioso di poter disputare una bella stagione, ma quello che sta accadendo va oltre ogni immaginazione”, ha ammesso.
L’Italia lo aspettava da 73 anni. Lui da molto meno.


